RITO E TORI NELLA CORSA CAMARGUESE

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Nel sud della Francia è nato e si è sviluppato fino ai nostri giorni un gioco peculiare tra uomini e tori: la corsa camarguese.

Si tratta uno spettacolo assai poco conosciuto fuori della Provenza e della Camargue, dove invece è molto amato e seguito fin dai suoi esordi nel XIX secolo.

Questa corsa nata come un combattimento taurino violento, dopo esser stata aspramente criticata, è diventato un gioco in arene improvvisate con carretti, dove giovani appassionati cercavano di accaparrarsi fiori, foulard, coccarde o anche salami legati alle corna dei tori, armati solo del proprio coraggio e di un buon allenamento fisico.

Con il passar del tempo, le regole e le tecniche si sono evolute e le arene si sono moltiplicate. Nel presente ogni paese di queste regioni ha la propria arena: alcune spettacolari come gli anfiteatri romani di Arles e Nimes, altre più o meno grandi, ma sempre molto caratteristiche, con le gradinate piene di fervidi “tifosi” che seguono e discutono. Le donne sono vestite in costume arlesienne, gli uomini e i bambini indossano frequentemente camice e magliette con motivi taurini.

La corsa si compone di varie fasi: l’abrivado, la capelado, la corsa propriamente detta e il bandido, il tutto scrupolosamente preparato affinché lo spettacolo sia assicurato.

L’abrivado è la prima parte della manifestazione e consiste nell’arrivo nell’arena dei tori accompagnati dai cavalli e dai guardiani della “manade” (allevamento): i tori sono trasportati su camion ed esibiti come vere e proprie star. Gli uomini servono solo a far brillare di più lo spettacolo: dalle locandine che pubblicizzano l’evento appese fuori dall’arena, alle strade del paese, i nomi dei tori sono scritti molto più in grande di quello dei raseteur invitati (gli uomini che affrontano inermi i tori), proprio a significare chi siano  i veri protagonisti. Alcuni tori sono entrati nella storia, come ad  esempio il toro “Goya”, soprannominato “il Signore di Provenza” nella città di Beaucaire, per le numerose corse di cui è stato “prima donna” indiscussa.

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La preparazione dei tori avviene nel “retrobottega” dell’arena dove i guardiani dell’allevamento, tenendoli legati da varie funi fissano una piccola coccarda centralmente tra le corna del toro, oltre ai fiocchi e ai laccetti posti direttamente sulle corna, prima dell’inizio della corsa.

Lo spettacolo comincia con la sfilata nell’arena dei raseteur, chiamata “capelado”. Il pubblico entra in delirio applaudendo e gridando, sollecitando l’inizio della corsa e l’ingresso del toro. Questa specie di danza,  il gioco vero e proprio tra l’uomo e il toro, inizia con un suono di trombetta che annuncia l’ingresso nell’arena del grande protagonista: il toro.

Dopo la seconda strombettata si può iniziare “l’attacco”: i raseuter più anziani, chiamati “tourneur”, con gesti attirano l’attenzione del coccardiere (nome attribuito al toro per il fatto di esibire la coccarda), cercando di portarlo nella giusta posizione affinché il raseteur si possa lanciare di corsa verso di lui tenendo di mira sempre la sua testa per strappargli gli oggetti, chiamati anche attributi o tributi, legati sulle corna. La prima ad essere strappata deve essere la coccarda legata al centro tra le due corna,  a seguire i due fiocchi fissati alle corna con due elastici e per finire le due cordicelle attorcigliate alla base delle corna per strappare le quali occorre fare più di un tentativo.

Il toro inferocito insegue il raseteur che salta la barricata per evitare di essere incornato. Sono inimmaginabili i salti da funamboli che fanno questi agilissimi e giovanissimi professionisti, arrivando spesso fino al pubblico, tutti differenti l’uno dall’altro. In genere sono salti sempre alti e spettacolari, frutto d’apprendimento di lunghi anni di studio ed esercitazioni nelle diverse scuole taurine.

Decisivo, per riuscire a strappare gli attributi dalle corna del toro, è il colpo di raschietto (crochet), in quanto a mani nude i raseteur non potrebbero mai riuscirci.

Importante è affrontare correttamente il toro, senza tagliargli il tragitto durante la corsa e facendo attenzione ad evitare gesti inutili che possano ferire la bestia, con il conseguente rischio di sospensione della corsa. Gli spettatori restano a bocca aperta nel vedere un bel colpo di raschietto: s’incantano e ne discutono per ore e ore sugli spalti. E’ una cosa assolutamente incruenta, i tori non devono subire danno alcuno.

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Il “buon” coccardiere segue il raseteur fino alla barricade intorno all’arena e se sbatte contro la barriera, questo colpo sarà salutato dall’orchestra con le note della Carmen. Il toro può anche distruggere la barriera a colpi di corna o saltare nel cerchio del “contro pista”; allora tutti gli addetti, fotografi compresi, saltano e si arrampicano per lasciare passare il toro inferocito. In questo caso l’animale viene battezzato con il soprannome di toro “barricadier”… proprio per aver scavalcato la barricata.

Il terzo suono di tromba dopo 15 minuti, annuncia la fine dello spettacolo e l’uscita del toro tra gli applausi del pubblico. A seguire, il toro successivo.

La scelta, di quale toro far entrare nell’arena, è frutto di un attento esame delle caratteristiche di ciascun animale, del quale si valutano temperamento e valore, il tutto a ovvio beneficio dello spettacolo.
Per l’inizio di solito si scelgono le bestie più agili e vivaci, riservando quelle più forti, con maggior esperienza e aggressività per le fasi successive, giusto nel mezzo della corsa per mantenere vivo l’interesse nello spettacolo, sebbene non esista la matematica certezza che in quel giorno quel determinato toro brillerà, in quanto anch’essi possono essere soggetti a repentini cali di forma. I tori camarguesi appartengono ad una razza rustica e primitiva: negli anni sono stati allevati e castrati al solo scopo di partecipare a questo tipo di corse.
E’ veramente esaltante questo “melange” tra passione sportiva, amore per i tori, e tradizioni folkloristiche. Il gioco dei colori aiuta: il bianco dei raseteur, il rosso dell’arena rossa e il nero del toro.
La fine della corsa decretata dalla Giuria, composta dal Presidente e da due Assessori, che hanno il compito di far rispettare le regole e annunciare al microfono durante lo spettacolo i vari premi sponsorizzati dal pubblico per incitare i raseteur a “lavorare”. Una cantilena di questo tipo accompagna tutta la manifestazione: “il Bar del Centro, 10 euro in più per la coccarda; il Signor Rossi grande fan dell’allevamento porta il premio del fiocco a 400 euro; l’Ottico Salfi 20 euro in più per le cordicelle” e … a seguire per tutti e sei i tori che entrano nell’arena questo ritornello si ripete.
Tutto il paese è in festa; la corsa termina con il “bandido”, il rientro dei tori attorniati dai cavalli dell’allevamento e dai mandriani a cavallo che li tengono molto stretti per non farli scappare. Uno spettacolo sicuramente da non perdere… soprattutto quando alla fine i ragazzi del villaggio cercano di correre dietro ai tori nella speranza di riuscire a montarli… le cadute sono assicurate!

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