Backpacking è un termine inglese utilizzato anche in italiano che sta a indicare un modo di viaggiare indipendente e non organizzato. Deriva dall’inglese backpack, che significa zaino.
Il backpacker è colui che in genere si sposta per periodi lunghi con un budget limitato, si serve di mezzi di trasporto locali, dorme in alloggi a basso costo, mangia in ristoranti economici e considera i propri soldi un bene che deve durare il più a lungo possibile. E’ un viaggiatore solitario, uno spirito libero che non desidera la comodità e che non teme le situazioni di disagio.
Non cerca lo svago, la vacanza in mete costose o lussuose per tornare a casa più stanco di prima.
”Backpacking is a Way of Travelling!”
Lo scopo principe è l’esperienza stessa del viaggio che consente la conoscenza del mondo in presa diretta. Conoscere persone del luogo ed impararne la lingua e non ultimo vivere secondo i propri ritmi.
Sean Penn due anni fa ci ha raccontato con “Into The Wild” il sapore dell’avventura, la sete di conoscenza del mondo che ci circonda per arrivare, anche dolorosamente, alla conoscenza del nostro mondo interiore. Come se l’immagine primordiale dell’uomo nella natura non sia altro che lo specchio del nostro Ego, ottenebrato dalla vita caotica e stressante della città globalizzata.
In Italia il fenomeno è, rispetto all’Europa del Nord, relativamente recente, ma in forte sviluppo. Stefano Politi Markovina sul suo sito Backpacker.it celebra quest’anno il decennale della sua esperienza di backpacking nostrano.
Leggendo la sua biografia si capisce come anche la sua provenienza italo-croata abbia caratterizzato una predisposizione al nomadismo, inteso come desiderio di conoscenza attraverso lo spostamento geografico e la contaminazione culturale.
Oltre alle decine e decine di reportage dei suoi viaggi a tutte le latitudini del Globo, troviamo consigli e suggerimenti che ci possono risparmiare inconvenienti che trasformerebbero il nostro viaggio in un autentico incubo; sono proprio queste “dritte” il primo bagaglio che dobbiamo infilare nel nostro zaino virtuale, indispensabili consigli che ci aiutano a capire qual’è lo stile ed il modo di mettersi in viaggio del backpacker.
Dimenticare se stessi, razza, età, religione, estrazione sociale, educazione, cultura, casa, identità.
Mischiarsi con il mondo, ma in solitario, incontrare centinaia di persone aggirandoci in luoghi ancora sconosciuti, mangiando ogni tipo di cibo, dormendo in stamberghe con gente mai vista prima, che vive come noi spostandosi con ogni mezzo a disposizione e godendo di tutto questo. Senza un programma, se non delle piccole boe dover poter girare e prender fiato. Alla deriva convinti che l’unica mappa da guardare sia il nostro istinto e la nostra voglia di conoscere.
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